Alice Visentin (1993, Castellamonte) sviluppa una pratica artistica incentrata sull’uso dell’episcopio per creare un “cinema analogico” dal vivo. Attraverso linguaggi come la pittura gestuale, il collage e la lanterna magica, esplora il potenziale trasformativo dell’immaginazione e il ruolo della voce femminile nella costruzione della memoria collettiva. Le sue opere sovrappongono temporalità differenti, celebrando la complessità del mondo attraverso forme poetiche e simboliche.
Nelle sue performance, come Material for a Thousand Stories (Swiss Institute, 2024) e In the Voices of Others (Kunsthalle Winterthur, 2024), Visentin disegna su fogli trasparenti da lucido che vengono proiettati in tempo reale, creando narrazioni stratificate in cui memorie personali, riferimenti letterari e immaginari collettivi si sovrappongono attraverso la luce. Attraverso l’uso di media quali pittura gestuale, collage, lanterna magica e installazione, esplora il potenziale trasformativo dell’immaginazione, il ruolo della voce femminile nella costruzione della memoria collettiva e le genealogie affettive che connettono individui e comunità.
La sua ricerca affonda le radici nelle tradizioni orali, nelle culture vernacolari e nelle storie marginali, che trasforma in opere capaci di celebrare la complessità del mondo attraverso linguaggi poetici e simbolici. La capacità di Visentin di rendere visibile l’invisibile attraverso la trasparenza, di sovrapporre temporalità differenti e di creare spazi relazionali tramite l’arte la rende particolarmente adatta a confrontarsi con l’eredità pedagogica di Comunità Nuova.
Per Material for a Thousand Stories, adatta per la prima volta la sua metodologia consolidata a uno specifico contesto educativo, trasformando documenti pedagogici in materiale artistico partecipativo e dimostrando così la versatilità e la profondità del suo approccio artistico.