Arte / Casting the Tempo

Casting the Tempo è un intervento sonoro e scultoreo che prende forma a partire da un elemento immaginato: l’organo dipinto all’interno della chiesa, visibile dall’ingresso e dalle finestre del campanile, ma mai realmente esistito.

(Margherita Raso) (2021)
Casting the Tempo

Un organo immaginato diventa presenza sonora e riattiva la memoria musicale della chiesa.

La composizione musicale è stata realizzata appositamente per lo spazio e si basa su un processo di traduzione sonora: i suoni prodotti dai telai dell’Antica Fabbrica Passamanerie Massia di Torino e dalle macchine di lavorazione del riso della Tenuta Margherita di Desana sono stati registrati e trasformati in una partitura per organo.

Questi suoni, traccia di un lavoro secolare, diventano materia musicale e riecheggiano all’interno della navata della chiesa.

Una serie di casse acustiche, disposte lungo il perimetro dello spazio e orientate verso l’esterno, diffonde la composizione fino al sagrato e al paesaggio circostante. Il suono si propaga con intensità contenuta, quasi come un richiamo: un’eco discreta che invita il visitatore ad avvicinarsi al cuore della chiesa, ancora inaccessibile a causa dei lavori di restauro.

Il pubblico può così sostare sulla soglia dell’edificio e ascoltare la composizione, percependo il suono come una presenza invisibile che attraversa l’architettura.
Casting the Tempo
Casting the Tempo

Dal sagrato alla cima del campanile, un percorso che accompagna il visitatore tra suono, tessuto e paesaggio.

Il progetto si sviluppa in due atti.

Il primo è dedicato alla diffusione sonora all’interno della chiesa. Il secondo si concentra invece sul campanile, dove l’artista interviene con una serie di elementi scultorei in tessuto.

Stendardi e forme tessili accompagnano la salita lungo la scala centrale della torre, creando un percorso visivo che conduce progressivamente verso la sommità. Mano a mano che si abbandona il suolo, la materia sembra alleggerirsi e diradarsi, fino a raggiungere la testa del campanile, dove lo sguardo si apre sull’orizzonte delle risaie. Qui il visitatore incontra nuovamente il suono: la stessa composizione per organo ritorna come segno di continuità tra i diversi livelli dello spazio.
Casting the Tempo

Tessuto e suono si rispondono come due linguaggi che raccontano il lavoro, il paesaggio e il tempo.

«Vorrei che tessuto e suono si facessero eco a vicenda. Nella dimensione scultorea così come in quella cromatica. La traccia sonora per organo si basa su un ventaglio di suoni legati alla produzione industriale — tessile e del riso. Con questo vorrei studiare l’attuale relazione fra uomo e macchina, fra paesaggio e produzione.»

Nel progetto, il tessuto diventa metafora del paesaggio esterno — il mondo della risaia e della coltivazione — mentre il suono rimanda a una dimensione più interiore e spirituale, legata ai gesti ripetuti del lavoro e ai ritmi che lo accompagnano.

Le superfici tessili sono infatti costruite a partire da una mappatura fotografica delle risaie circostanti. Utilizzando riprese aeree realizzate con un drone, l’artista ha elaborato le immagini attraverso un processo di sottrazione, trattandole come se fossero blocchi di materia da scolpire.

Il risultato è un sistema di grafie e pattern che traducono il paesaggio agricolo in forme astratte, mettendo in relazione luce, colore e struttura.
Casting the Tempo
Casting the Tempo
Casting the Tempo

Dalla mappa delle risaie alla superficie del tessuto, il paesaggio diventa struttura visiva e memoria del lavoro.

Una delle principali fonti di ispirazione del progetto è il dipinto Per ottanta centesimi! di Angelo Morbelli, conservato al Museo Borgogna di Vercelli.

L’opera — uno dei più significativi esempi di divisionismo italiano — rappresenta il lavoro nelle risaie con un’inquadratura ampia e un orizzonte molto alto, capace di enfatizzare la profondità dello spazio e la relazione tra corpo, lavoro e paesaggio.

Questo approccio alla rappresentazione del territorio diventa per Margherita Raso uno strumento di riflessione visiva e metodologica, utile a indagare il rapporto tra colore, luce e ambiente nella realizzazione delle opere tessili.

Un luogo in cui natura, architettura e lavoro agricolo hanno costruito nei secoli un paesaggio culturale unico.

Fondata dai monaci cistercensi intorno al 1123, l’Abbazia di Lucedio si trova nel comune di Trino, a pochi chilometri da Vercelli.

Il complesso rappresenta una delle testimonianze architettoniche più significative del territorio e un luogo profondamente legato alla storia della coltivazione del riso. Qui si sviluppò infatti un sistema agricolo e comunitario che ha contribuito a modellare il paesaggio e l’economia dell’intera regione.

Con Casting the Tempo, Margherita Raso attiva un dialogo tra questo patrimonio storico e il presente, intrecciando suono, tessuto e architettura in un’esperienza che invita il visitatore ad ascoltare il tempo e il paesaggio che scorrono insieme.
Margherita Raso

Artista / Margherita Raso

Margherita Raso lavora tra tessuto, scultura e installazione, esplorando la superficie come luogo di percezione, trasformazione e memoria.

La sua ricerca indaga il rapporto tra materia, lavoro e paesaggio, traducendo processi industriali e immagini del territorio in superfici tessili e forme scultoree.

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Paola Nicolin

Curatore / Paola Nicolin

Paola Nicolin lavora tra ricerca storico-artistica, pratica curatoriale e progettazione editoriale.

La sua attività si sviluppa tra istituzioni culturali, università e progetti espositivi, con particolare attenzione alle relazioni tra arte contemporanea, educazione e produzione di conoscenza.

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